tsubasa

Captain Tsubasa – Holly e Benji secondo Pineal

Inutile girarci attorno.

Ogni bambino nato negli anni 80, sufficientemente sano di mente e adattato nel relativo contesto socio-affettivo, ha avuto un eroe calcistico.

No, non parlo di Ruben Sosa. Lui è al secondo posto.

Parlo dell’eroe calcistico per definizione.

Se hai frequentato le medie in Umbria, キャプテン翼 dovrebbe suggerirti qualcosa.

Ok. Il manga, l’anime, la storia originale, gli adattamenti, il finale alternativo, il doppiaggio…

Bando alle chiacchiere, qui si parla di qualcosa di più importante: rovesciate a schiena nuda sull’asfalto rovente e catapulte che hanno messo a dura prova miliardi di vertebre.

Non mi addentrerò in elucubrazioni particolarmente raffinate e sono sicuro che i puristi del manga avranno un po’ di clemenza per questo povero designer di maglie da calcio cresciuto a pane, besciamella e Holly e Benji.

Perché oggi si parla di Holly e Benji, il cartone conosciuto da ogni essere senziente del sistema solare e che ha allietato l’infanzia di milioni di fanciulli sognanti.

4 rimesse laterali in 125 puntate, campi di calcio grandi quanto Namecc, un episodio di fuorigioco durato due puntate.

Oggi Pineal celebra un tributo a Captain Tsubasa.

Un tributo al bello della nostra infanzia. 

Holly e Benji

NEWPPY

La prima squadra di Tsubasa Ozora, per gli amici Oliver Hutton.

La Nankatsu viene creata ad hoc, raccogliendo i migliori svincolati della scuola elementare di Kyoto a Mare per partecipare alle qualificazioni del torneo della prefettura di Shizuoka.

Ne viene fuori un triangolare con Shimada e Atletico Catania, culminato con la vittoria del club dei due fuoriclasse e la retrocessione degli etnei in Serie ぼ.

– Chiamiamola New Team.
– Ma no, New Team è troppo banale. Facciamo Newppy!
Conversazione (poi finita male) tra il Direttore e il Vice-Direttore del doppiaggio

Newppy

SHIMADA

Il primo vero scoglio di Oliver Hutton, dopo il richiamo dell’esavalente.

Gioco di prima, triangolazioni millimetriche, rabona selvaggia.

La Shimada non era nulla di tutto questo.

L’ingresso di Holly durante le qualificazioni porta il risultato da 0-2 a 3-2 in men che non si dica, infliggendo una tripletta che avrebbe fatto impallidire l’esordio di Recoba.

La squadra di scappati di casa si qualifica per la finale del torneo nazionale. 🎌

La Shimada ora milita nel Girone 活 della Lega Pro nipponica.

Mo’jje faccio er Ramen!
Francesco Totti

shimada
Shimada

MUPPET

L’incubo della Newppy.

La Muppet (Meiwa Higashi FC in seguito all’acquisizione di investitori sardi) trascinata dal condottiero Mark Lenders (Kojiro Hyuga nei momenti di intimità) riesce a battere la corazzata biancoblù nel primo turno del campionato nazionale.

Niente paura, dopo il commissariamento del Foggia, il ripescaggio della Nankatsu rimescola le sorti del torneo.

Stando ad alcune indiscrezioni trapelate dai disegnatori del manga, in una prima versione di Captain Tsubasa, pare che il supertiro di Lenders fosse la Trivela, salvo poi tornare su qualcosa di più realistico come un bolide in grado di separare in 4 parti uguali una parete in calcestruzzo.

Quando è troppo è troppo.
Yōichi Takahashi, ideatore del manga

Muppet

OTOMO

Nel 1993 il club fu ad un passo dall’ingaggiare Totò Schillaci.

Prima di allora ha sempre navigato in bassa classifica e illuso i propri tifosi con la promessa di un girosushi in caso di promozione.

Sconfitti miseramente durante il match contro la New Team, hanno infranto il record di esoneri stabilito da Zamparini.

Ora la Otomo F.C. è una catena di rivenditori di pneumatici da neve.

Questi andranno lontano.
Bruno Pizzul

otomo
Otomo

HOT DOG

È l’apice della creatività dei traduttori del manga.

O dell’anime.

Insomma, l’idea di chiamare una squadra di calcio “Panino con la salamella” merita tutto il rispetto di questo mondo. Punto.

E merita rispetto l’ardire con cui gli autori del manga (o dell’anime, avete rotto il cazzo) abbiano cercato di riscrivere le più basilari leggi della fisica e del buon senso.

La catapulta. Come poter sperare di lanciarsi di schiena per terra, continuare a fluttuare per metri come un treno magnetico e prestare le proprie gambe per far saltare tuo fratello sulla traversa avversaria?

Niente al mondo ha mai avuto meno senso.

Voglio rivederlo, Fabio.
Albert Einstein

hot dog
Hot-Dog

Mambo

Vano quanto dozzinale tentativo di intenerire il pubblico e far scorrere torrenti di lacrime.

La storia di Julian Ross è quella di un campione costretto ad abbandonare il suo sogno (o per lo meno, andarci mooolto piano) a causa di una bega cardiaca non da poco.

Qui gli autori di Captain Tsubasa ci vanno pesante con l’empatia. Peccato che un bambino di 8 anni quelle emozioni non le abbia.

Un bambino di 8 anni vuole vedere le sforbiciate di tacco e le pallonate che demoliscono arcate dentali, non vuole imparare a riconoscere i sintomi di una fibrillazione atriale.

Mambo. Perché chiamarla Mambo, non saprei.

Papa loves Mambo.
Perry Como

mambo
Mambo

ARCTIC

Condannato a 6 mesi per spaccio di antidiarroici scaduti, Makoto Soda (Ralph Peterson dopo il referendum sulla Brexit) ha guidato la temibile (almeno così si vociferava) squadra Azumaichi nel campionato nazionale, finendo col crollare sotto i colpi di Hutton & friends.

A nulla è valso il gioco sporco e la tecnica del tackle sulla tiroide. Magra consolazione, i complimenti di Edmundo e il premio Bisturi d’oro 1990.

Con quel Peterson non ci prenderei neanche un caffè.
Ivan Drago

arctic

NORFOLK

La squadra del maxi portiere Teo Sellers (Taichi Nakanishi, però a lui piace farsi chiamare Teo) sull’orlo della bancarotta durante la stagione 1996-97, è l’unica squadra della serie Holly & Benji a non aver mai vinto un’amichevole estiva.

Diametralmente opposta al concetto di squadra sforna-talenti, la Norfolk (o Naniwa, poco cambia) ha resistito fino agli ottavi di finale del campionato nazionale puntando solo sull’imponente girovita dell’estremo difensore.

Nessun membro della squadra ha mai brillato, se non un esterno destro che… no, a ben pensarci, neanche lui.

Era meglio quando alle 16 c’eravamo noi.
Mila Atzuki

norfolk
Norfolk

FLYNET

Philip Callaghan era uno con le palle.

Almeno, questo era quanto affermava lo stesso Callaghan.

Ha appreso la tecnica dello Eagle Shot durante una riunione condominiale finita male.

Temibilissimo centrocampista della Flynet (Furano, nell’arcipelago veneziano) Philip ha finito ben presto col contare come il 2 di coppe a Cluedo una volta approdato in Nazionale.

Tutti fenomeni. Poi arrivano in Nazionale e fan cagare.

Philip chi?
Sergio Callaghan

flynet

HIRADO

Mi ha sempre affascinato l’abbinamento di colori della maglia della Hirado.

È come una salsina a base di maionese e grana grattugiato: sembra una cazzata ma a pensarci bene è un’idea niente male.

Analizzando questa squadra si scoperchia la filosofia di fondo di molti cartoni giapponesi (o manga, abbiate pazienza): una sorta di storia incrementale dove il protagonista si confronta con avversari apparentemente indistruttibili, salvo poi trovarseli accanto in un’avventura futura e scoprire che sono tutti delle mezze seghe.

Il difensore Clifford Yuma, tante chiacchiere e pettorali ai tempi del torneo, ci ha messo ben poco a mostrare il suo vero volto in Nazionale.

Scambierei volentieri il suo cartellino con mezzo chilo di kiwi.
José Mourinho

hirado
Hirado

TOHO

La temibile squadra di Mark Lenders, Ed Warner e della promettente stella Danny Mellow.

La Toho (Toho anche nella versione giapponese) finì con lo sfidare la New Team nella storica finale del torneo finita 4-4.

Una finale finita in pareggio, cosa c’è di strano?
“Scegliamo 5 tiratori e ce la giochiamo ai rigori”, direste.

Ma in Giappone, evidentemente hanno un debole per le idiozie, al punto che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è più volte riunito per domandarsi perché il trofeo sia andato a tutte e due le squadre anziché risolverla dagli 11 metri come tutto il resto del mondo civilizzato.

Provate solo a immaginare Cannavaro che solleva la coppa insieme a Zidane.

Non ho parole.
Marcel Marceau

Toho
Toho

NEW TEAM

La New Team era Oliver Hutton.

E Oliver Hutton era ognuno di noi.

E ognuno di noi si è chiesto, almeno una volta nella vita… “Ma Roberto Sedinho, che cazzo ci faceva a Fujisawa, anziché cercare talenti per le favelas di Rio?”.

La storia di Roberto, in realtà, tenta di smuovere anch’essa – al pari della cardiopatia di Julian Ross – l’acerbo germoglio dell’empatia del bambino medio, ma finisce ben presto svilita come una perla in un pentolone di sugo di cozze.

New Team
New-Team

Cosa ne pensi delle proposte di Pineal per le maglie delle squadre di Holly e Benji? ⚽

Sei tornato per un attimo bambino?

Lascia un commento qua sotto!

Sono sicuro che ti piacerà…

San-Andreas-Soccer-Edition
Ritorno-al-futuro
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *